La notte famosissima
Rossana Casale quartet “Redemption”
con proiezione dei
“Fuochi” di Giac Casale
19 luglio 2008
DIPINGERE CON LA LUCE
“I Fuochi, ovvero la Notte Famosissima”
di Giac Casale, fotografo e regista
“LA NOTTE FAMOSISSIMA”
Ogni anno, il terzo sabato di Luglio, Venezia celebra La Festa del Redentore. Bellissima, la laguna di notte si riempie di barche d’ogni genere: dai gommoni ai panfili, dalle gondole alle “caorline” addobbate con una tavola per mangiare e festeggiare. Le barche e la città attorno vengono illuminate da fili di lanterne. Le trattorie lungo le rive della Giudecca ricordano scene di Renoir sulla Senna.
Gli anziani la chiamano “La notte famosissima”, perché la Festa del Redentore commemora, pochi lo ricordano, la fine dell’ultima terribile peste che decimò la città. Quel beato giorno le barche dei sopravissuti finalmente rientrarono a casa dalle isole fatte lazzaretti e quella notte “famosissima”, nel bacino di San Marco, tutta la città festeggiò fino all’alba, ringraziando il Redentore per avere salvato l’amata Venezia. Il Doge ordinò al suo popolo di andare a purificarsi in mare. Ancora oggi, per tradizione, all’alba, un po’ brilli per la festa, si va al mare al Lido per fare un bagno nei primi raggi di sole, come buon augurio ma senza sapere che si sta celebrando la rinascita di Venezia. Rivedo quel ragazzino con la chitarra davanti al mare nell’ultima scena di “Orpheo Negro”. Orpheo ormai è morto, e alla prima luce del mattino si vede una bambina che gira e rigira ballando una Samba allegrissima che il ragazzino intona per fare risorgere il sole !
I FUOCHI
Ogni anno alla Festa del Redentore il momento più atteso è lo spettacolo dei fuochi d’artificio. I fuochi del Redentore sono i più scenografici che si possono mai vedere, non solo per la loro stravaganza, ma perché i giochi pirotecnici vengono moltiplicati dai loro riflessi nell’acqua della laguna, e i tuoni e le luci, rimbalzando, sono più intensi, racchiusi nell’anfiteatro naturale della città attorno. I fuochi del Redentore tolgono il fiato. Sono bellissimi e terrificanti, come un bagno purificatore. Ogni volta, avvicinandomi il più possibili sotto gli scoppi, inginocchiato in un gommone in mezzo al bacino di San Marco, guardavo in alto attraverso l’obbiettivo e fotografavo i fuochi d’artificio come in trance.
Già al mio primo Redentore avevo scoperto che con la luce dei fuochi si potevano disegnare immagini sulla pellicola. Anno dopo anno, ispirato dal dramma coinvolgente dei fuochi di Venezia, perfezionavo una tecnica fotografica personale di pitturare con la luce: disegni astratti di pure emozioni, ma anche di battaglie, di mostri buffi e di animali, di interni sacri, di pianeti e galassie. Ogni immagine naturalmente irripetibile, e ogni volta, incantato dai risultati, con la promessa di ritornare l’anno successivo, mettevo via le diapositive nella cassaforte.
UN’OPERA NATA PER CASO
La mia personale “notte famosissima” è successa durante un long weekend in casa nel ’78, dopo quindici anni, di fotografie delle notti del Redentore. Per tutto un sabato, per tutto quel sabato notte e tutta la domenica, senza mai dormire, chiuso in salotto, combinando le foto dei fuochi con musica dalla mia collezione di dischi, sono stato ancora trascinato, ma questa volta in una “storia”, un melodramma in immagini.
E’ un racconto fantasmagorico che corre verso la fine del mondo, dell’universo stesso, tutto cominciato per gioco, una notte della Festa del Redentore. E’ una storia raccontata di getto, senza ripensamenti. Come l’ho costruita quella notte in casa, la vedete oggi. E mi sembra che oggi sia più attuale che mai
UN AMICO DA IL TITOLO
Quando l’ho fatto vedere a Renato Cardazzo, un caro amico veneziano e famoso gallerista, purtroppo non più con noi, subito mi disse di voler organizzare una serata facendo costruire un anfiteatro nel cortile della sua galleria, “Il Naviglio” a Milano. “Ma come si chiama ?” mi chiese, “I Fuochi” dissi, e lui, “ma no, dovresti chiamarla “La Notte Famosissima”, e mi raccontò tutta la storia. E così è nato I FUOCHI, OVVERO LA NOTTE FAMOSISSIMA, una parabola nata per caso dai fuochi d’artificio, all’interno della vera storia della Festa del Redentore.
DAI FUOCHI AL JAZZ
Grazie alla tecnica che ho appreso anno dopo anno con “I FUOCHI” ho potuto fotografare “JAZZ.” (circa 250 foto ) che è diventato un libro e una mostra a Padova lo scorso Dicembre.
Sia “I FUOCHI” che l’opera “JAZZ sono nati da uno stato di meraviglia davanti al bello, ( le luci e i tuoni dei fuochi, le improvvisazioni dei grandi maestri di Jazz ), da un’attrazione verso i limiti, o meglio, i non-limiti della fotografia, e dalla scoperta costante che la fotografia può sorprendere e mostrare l’invisibile e la verità.
Per quello che sappiamo sono opere uniche nella storia della fotografia, e non solo per la tecnica. Per due anni successivi, ”I FUOCHI” e “JAZZ” hanno ricevuto il “Premio AFIP per la Ricerca Fotografica”. In un anfiteatro costruito in Campo San Trovaso a Venezia, “I FUOCHI, OVVERO LA NOTTE FAMOSISSIMA” hanno inaugurato “Venezia ’79 la Fotografia”, seguito da un invito di proiettarla al Beaubourg di Parigi.
Per questo legame fra la musica Jazz e i fuochi, io e mia figlia, la splendida cantante Rossana Casale, da molto tempo abbiamo pensato di fare un concerto-spettacolo insieme, attorno “I FUOCHI”. Vogliamo ringraziare il Comune di Padova e soprattutto una padovana molto speciale, Gabriella Piccolo Casiraghi, creatrice della Padova Jazz Festival e di altre mille iniziative di cultura e “segreti” atti di generosità. E’ stata Gabriella che ha reso possibile questa “prima” in assoluto della nostra NOTTE FAMOSISSIMA.
Ogni anno, il terzo sabato di Luglio, Venezia celebra La Festa del Redentore. Bellissima, la laguna di notte si riempie di barche d’ogni genere: dai gommoni ai panfili, dalle gondole alle “caorline” addobbate con una tavola per mangiare e festeggiare. Le barche e la città attorno vengono illuminate da fili di lanterne. Le trattorie lungo le rive della Giudecca ricordano scene di Renoir sulla Senna.
Gli anziani la chiamano “La notte famosissima”, perché la Festa del Redentore commemora, pochi lo ricordano, la fine dell’ultima terribile peste che decimò la città. Quel beato giorno le barche dei sopravissuti finalmente rientrarono a casa dalle isole fatte lazzaretti e quella notte “famosissima”, nel bacino di San Marco, tutta la città festeggiò fino all’alba, ringraziando il Redentore per avere salvato l’amata Venezia. Il Doge ordinò al suo popolo di andare a purificarsi in mare. Ancora oggi, per tradizione, all’alba, un po’ brilli per la festa, si va al mare al Lido per fare un bagno nei primi raggi di sole, come buon augurio ma senza sapere che si sta celebrando la rinascita di Venezia. Rivedo quel ragazzino con la chitarra davanti al mare nell’ultima scena di “Orpheo Negro”. Orpheo ormai è morto, e alla prima luce del mattino si vede una bambina che gira e rigira ballando una Samba allegrissima che il ragazzino intona per fare risorgere il sole !
I FUOCHI
Ogni anno alla Festa del Redentore il momento più atteso è lo spettacolo dei fuochi d’artificio. I fuochi del Redentore sono i più scenografici che si possono mai vedere, non solo per la loro stravaganza, ma perché i giochi pirotecnici vengono moltiplicati dai loro riflessi nell’acqua della laguna, e i tuoni e le luci, rimbalzando, sono più intensi, racchiusi nell’anfiteatro naturale della città attorno. I fuochi del Redentore tolgono il fiato. Sono bellissimi e terrificanti, come un bagno purificatore. Ogni volta, avvicinandomi il più possibili sotto gli scoppi, inginocchiato in un gommone in mezzo al bacino di San Marco, guardavo in alto attraverso l’obbiettivo e fotografavo i fuochi d’artificio come in trance.
Già al mio primo Redentore avevo scoperto che con la luce dei fuochi si potevano disegnare immagini sulla pellicola. Anno dopo anno, ispirato dal dramma coinvolgente dei fuochi di Venezia, perfezionavo una tecnica fotografica personale di pitturare con la luce: disegni astratti di pure emozioni, ma anche di battaglie, di mostri buffi e di animali, di interni sacri, di pianeti e galassie. Ogni immagine naturalmente irripetibile, e ogni volta, incantato dai risultati, con la promessa di ritornare l’anno successivo, mettevo via le diapositive nella cassaforte.
UN’OPERA NATA PER CASO
La mia personale “notte famosissima” è successa durante un long weekend in casa nel ’78, dopo quindici anni, di fotografie delle notti del Redentore. Per tutto un sabato, per tutto quel sabato notte e tutta la domenica, senza mai dormire, chiuso in salotto, combinando le foto dei fuochi con musica dalla mia collezione di dischi, sono stato ancora trascinato, ma questa volta in una “storia”, un melodramma in immagini.
E’ un racconto fantasmagorico che corre verso la fine del mondo, dell’universo stesso, tutto cominciato per gioco, una notte della Festa del Redentore. E’ una storia raccontata di getto, senza ripensamenti. Come l’ho costruita quella notte in casa, la vedete oggi. E mi sembra che oggi sia più attuale che mai
UN AMICO DA IL TITOLO
Quando l’ho fatto vedere a Renato Cardazzo, un caro amico veneziano e famoso gallerista, purtroppo non più con noi, subito mi disse di voler organizzare una serata facendo costruire un anfiteatro nel cortile della sua galleria, “Il Naviglio” a Milano. “Ma come si chiama ?” mi chiese, “I Fuochi” dissi, e lui, “ma no, dovresti chiamarla “La Notte Famosissima”, e mi raccontò tutta la storia. E così è nato I FUOCHI, OVVERO LA NOTTE FAMOSISSIMA, una parabola nata per caso dai fuochi d’artificio, all’interno della vera storia della Festa del Redentore.
DAI FUOCHI AL JAZZ
Grazie alla tecnica che ho appreso anno dopo anno con “I FUOCHI” ho potuto fotografare “JAZZ.” (circa 250 foto ) che è diventato un libro e una mostra a Padova lo scorso Dicembre.
Sia “I FUOCHI” che l’opera “JAZZ sono nati da uno stato di meraviglia davanti al bello, ( le luci e i tuoni dei fuochi, le improvvisazioni dei grandi maestri di Jazz ), da un’attrazione verso i limiti, o meglio, i non-limiti della fotografia, e dalla scoperta costante che la fotografia può sorprendere e mostrare l’invisibile e la verità.
Per quello che sappiamo sono opere uniche nella storia della fotografia, e non solo per la tecnica. Per due anni successivi, ”I FUOCHI” e “JAZZ” hanno ricevuto il “Premio AFIP per la Ricerca Fotografica”. In un anfiteatro costruito in Campo San Trovaso a Venezia, “I FUOCHI, OVVERO LA NOTTE FAMOSISSIMA” hanno inaugurato “Venezia ’79 la Fotografia”, seguito da un invito di proiettarla al Beaubourg di Parigi.
Per questo legame fra la musica Jazz e i fuochi, io e mia figlia, la splendida cantante Rossana Casale, da molto tempo abbiamo pensato di fare un concerto-spettacolo insieme, attorno “I FUOCHI”. Vogliamo ringraziare il Comune di Padova e soprattutto una padovana molto speciale, Gabriella Piccolo Casiraghi, creatrice della Padova Jazz Festival e di altre mille iniziative di cultura e “segreti” atti di generosità. E’ stata Gabriella che ha reso possibile questa “prima” in assoluto della nostra NOTTE FAMOSISSIMA.
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